La sfida (vinta) di un’attività che ha deciso di non fermarsi alla sola estate

La sfida (vinta) di un’attività che ha deciso di non fermarsi alla sola estate

Con Carlo Cangiano del ristorante La Tablita scopriamo cosa significa gestire un ristorante ad Anacapri che resti in attività anche in inverno

Si può vincere la sfida di gestire un’attività in un luogo balneare tenendola aperta tutto l’anno? C’è chi sostiene di sì; e, mettendo in gioco le proprie competenze e la propria passione, dimostra che si tratta di un obiettivo non solo realizzabile, ma che può regalare grandi soddisfazioni.

Abbiamo intervistato Carlo Cangiano, gestore del ristorante La Tablita, il quale ci ha raccontato di come, grazie ad una nuova vision, abbia trasformato un pub in un locale che si occupa di gastronomia a 360°, puntando in particolare al target della popolazione locale per poter restare in attività anche in inverno.

Parliamo de La Tablita; quando è arrivata l’idea di cominciare questa avventura? 

“Ho rilevato questo locale nel 2011, dunque sono ormai 10 anni di attività; prima era un pub, ma era già chiuso da qualche anno. Ho creduto fin da subito in questo posto, e soprattutto ho riconosciuto le sue grandi potenzialità: la prima cosa che ho fatto quando l’ho preso in gestione è stata togliere videopoker e tavoli da biliardo, proprio perché avevo una visione diversa da quello che era stato fino a quel momento. Ho cominciato assieme ad un socio, ma dopo tre anni ho continuato da solo; credo che chiunque altro avrebbe lasciato perdere, ma io ho continuato a crederci. La ripartenza è passata anche per un rinnovo degli ambienti: ho cercato di renderlo il più accogliente ed ermetico possibile, in modo che mi permettesse di lavorare 12 mesi l’anno, salvo le due settimane di ferie che mi concedo. Questo progetto di rifacimento del locale, arrivato sei anni dopo l’inizio della mia gestione, è stato sostenuto anche della proprietaria dell’immobile”. 

Come si presenta adesso il ristorante? 

“E’ una sala unica, un grande ambiente con un angolo bar volutamente posizionato in maniera adiacente alla strada, in modo tale che in estate sia visibile anche dall’esterno. Fin da subito ho cercato di fare anche ristorazione, affiancando al menù di panini una discreta offerta di primi e secondi. Mi ero circondato di una validissima squadra in cucina, per cui mi sembrava normale voler fare qualcosa in più. All’inizio non è stato semplice togliersi l’etichetta di paninoteca, ma col tempo il trend è cambiato, e adesso possiamo affermare di fare al 98% attività di ristorazione e al 2% paninoteca. Comunque questo aspetto permane; un po’ perché non voglio abbandonare “le origini”, un po’ perché, pensando a vari target di clientela, come quello delle famiglie, credo sia giusto offrire un’offerta il più variegata possibile”.

Quali sono i bilanci di questa estate di attività?

“Questa estate è andata oltre le aspettative, dopo un anno e mezzo pieno di incertezza e precarietà. Adesso si comincia a lavorare bene, con una percezione diversa; comunque in generale a me non interessano molto i numeri; ciò che conta per me è lavorare al meglio”.

So che ci sono state novità in cucina…

 

“Alfonso Mastellone è stata la new entry nella nostra cucina, che adesso lavora accanto al residence chef Salvatore di Martino. Nel menù del giorno proponiamo 5/6 antipasti, 3/4 primi, il pescato del giorno, secondi di pesce in crosta con patate o zucchine… c’è un bel lavoro dietro e la marcia in più è stata sicuramente la maggiore lavorazione del prodotto, in un modo che piace molto alla clientela”.

 

In che modo con il vostro menù siete vicini alla clientela vegetariana o vegana?

 

“Nel menù è presente un panino dedicato proprio a loro, con hamburger di seitan; abbiamo poi una variegata offerta di piatti di verdura, sia cotta che cruda, insalate e molto altro”.

 

Fin da subito il tuo obiettivo è stato quello di aprire un ristorante che fosse anche un punto di incontro dove trascorrere piacevoli serate in compagnia.

 

“Si, ho sempre organizzato qualcosa, anche perché, per riuscire a tenere il locale aperto tutto l’anno, è necessario proporre un’offerta diversificata. C’erano serate a tema, con piatti diversi da quelli tradizionalmente in menù, oppure con musica dal vivo, una mia grande passione. Ho sempre organizzato belle serate che riscuotevano un buon successo, con la giusta frequenza in modo tale da poterle preparare al meglio”.

 

Tenere aperta l’attività per 12 mesi è sicuramente una scelta coraggiosa, per la quale sicuramente ha contato molto instaurare un buon rapporto con la clientela isolana…

 

“La clientela isolana è quella che ti permette di tenere aperto tutto l’anno. In estate, il turista è sicuramente una spinta in più che serve, ma abbiamo sempre puntato prima sulla clientela locale. Questo ovviamente ti apre a nuove sfide, perché è necessario offrire una qualità alta e tenerla costante nel tempo, così come è fondamentale trattare il cliente al meglio per far in modo che torni. D’altronde, ritengo che sia molto più stimolante: è più facile lavorare con chi è a Capri di passaggio, il difficile è puntare alla fidelizzazione. Inoltre essere aperti tutto l’anno ti permette di puntare sugli eventi invernali: nel 2019 eravamo anche riusciti ad organizzare un Capodanno con un cenone su Anacapri… una cosa che non si faceva da anni, ma non ho avuto paura di rischiare, ed è stato un successo, con un’ottima risposta degli isolani”.

 

Il tuo è un locale sempre pieno di novità; vuoi raccontarci qualcosa in anteprima dei tuoi progetti futuri?

 

Tra qualche settimana organizzeremo una serata “Oktoberfest”, sarà la terza edizione. Per l’occasione presentiamo un menù molto “deutsch”: stinco di maiale, crauti, birre tedesche, musica a tema… è una serata che è sempre andata molto bene, ci si diverte e qualcuno viene anche vestito da bavarese! Dopo due anni di stop è un evento che attendiamo con entusiasmo”.

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