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La voglia di Capri non si ferma: pronti per una nuova stagione, senza mai abbassare la guardia

La voglia di Capri non si ferma: pronti per una nuova stagione, senza mai abbassare la guardia

L’intervista con Bruno D’Orazi, Consigliere con delega all’Ospedale, Igiene e Sanità e Protezione Civile, per fare il punto sulla campagna vaccinale e riflettere sulla ripartenza di Capri

Cosa ci aspetta nei mesi che verranno? La situazione di incertezza in cui viviamo ci impedisce ormai di guardare troppo in là e di pianificare le nostre esistenze sul lungo periodo. Questa condizione di precarietà riguarda anche la nostra isola che, come sappiamo, prima dell’avvento del coronavirus era solita, nel periodo estivo, riempirsi di turisti da ogni dove, attratti dal mare, dalle bellezze di Capri e dagli eventi che era solita ospitare.

Cosa cambierà nella stagione che stiamo per affrontare? Come faremo a far convivere i tentativi di ritorno alla normalità con le necessarie accortezze da seguire per la tutela della nostra salute? Per cercare di rispondere a queste domande, abbiamo raccolto la testimonianza di Bruno D’Orazi, Consigliere con delega all’Ospedale, Igiene e Sanità e Protezione Civile.

Sappiamo che il successo della campagna vaccinale sarà cruciale per la ripresa dell’attività economica di Capri. Da medico, qual è il suo parere circa l’attuale situazione della campagna vaccinale?

“Ritengo che la campagna vaccinale sia partita tempestivamente in tutta Italia, ma è innegabile il fatto che in itinere siano sopravvenute una serie di criticità. Fra queste, sicuramente c’è l’arrivo disomogeneo di vaccini nelle varie regioni, dovuto fondamentalmente all’organizzazione sanitaria regionale prevista dal nostro ordinamento. Ciò è un dato di cui dobbiamo necessariamente prendere atto, così che in futuro possiamo rivalutare il rapporto non solo fra Stato e Regioni, ma anche con l’Europa, in modo tale da gestire in maniera più efficiente eventuali crisi”.

Si è parlato molto del ruolo giocato da una comunicazione spesso fallimentare della crisi, che invece di invogliare la popolazione a confidare nelle potenzialità dei vaccini, ha portato ad assumere nei loro confronti un atteggiamento di diffidenza. Cosa ne pensa a proposito? Cosa si sarebbe potuto fare per evitare tutto questo?

“Siamo stati costretti a confrontarci con una comunicazione a volte poco scientifica, grossolana e non attendibile; a volte troppo scientifica, incomprensibile al cittadino medio e quindi capace di generare unicamente ulteriore confusione. Altro problema sono state le decisioni prese di tipo politico più che scientifico, come quella di interrompere la somministrazione di Astrazeneca, per poi riprenderla e fare dietro front sulla fascia d’età indicata… tutte notizie contrastanti, che non possono far altro che generare un’azione deterrente nei confronti della fiducia nel vaccino. Purtroppo, a distanza ormai di tempo, mi sembra che si stia ancora percorrendo quella strada di disinformazione degli inizi della crisi. Il vaccino è un farmaco, e come ogni farmaco può avere effetti collaterali; ma, parlando degli effetti collaterali dei vaccini, ci riferiamo a statistiche insignificanti, di effetti che si manifestano in un caso su un milione. La cosa grave, a mio avviso, è che si pensa a questi pochi casi, invece che ai numerosi morti dovuti al covid che ogni giorno ancora ci sono nel nostro Paese”.

E per quanto riguarda in particolar modo la Campania? Quando crede che riusciremo a raggiungere una adeguata copertura vaccinale?

“Ritengo che il piano vaccinale campano si sia avviato su una buona strada, anche grazie al governatore De Luca, il quale sta svolgendo un ruolo importante nella sua conduzione. D’altronde, il raggiungimento di una adeguata copertura vaccinale è davvero fondamentale per la nostra regione, anche e soprattutto per la ripresa delle attività economiche e imprenditoriali. Ma perché questa ripresa avvenga, è necessario poter vaccinare la maggior parte della popolazione, arrivando ad un 80-90% di immunità su tutta la popolazione.

Parlando di Capri in particolare, il piano vaccinale è stato attivato dalla Asl Napoli 1 centro, presieduta dal direttore generale ing. Ciro Verdoliva, in modo ottimale, tempestivo e concreto. Sono stati vaccinati tutti gli over 80, i 70, i 60, forze dell’ordine, personale scolastico e altre categorie previste, rispettando rigorosamente il Piano Vaccinale ministeriale. Ci aspettiamo di poter continuare a brevissimo con le altre fasce di età e categorie previste, senza dover attendere che in altre località si concluda la vaccinazione a quelle categorie già ultimate sull’isola di Capri”.

È recente la notizia delle prossime zone gialle che coinvolgeranno varie regioni d’Italia, tra cui anche la Campania. Crede che basterà a dare una spinta alle attività economiche della regione, in primis al turismo? O per ripartire in toto bisognerà attendere ancora?

“Credo che già quando verrà istituita la zona gialla, la Campania potrà tirare una grande boccata d’aria. Ovviamente, sempre senza abbassare mai la guardia. Dipenderà poi molto dalla maturità dei cittadini campani e metropolitani, quanto queste riaperture potranno essere durature. Sicuramente si riuscirà ad ottenere un ripristino di attività economiche che sono state ferme per troppo tempo, con conseguenze a volte anche catastrofiche; ma, per evitare ulteriori chiusure, sarà indispensabile mantenere ancor di più i presidi fondamentali di contenimento del contagio: indossare sempre la mascherina, evitare assembramenti, favorire le attività all’aperto”.

Possiamo dunque fare una piccola previsione di cosa ci aspetta nei prossimi mesi? Che ruolo avranno cultura ed eventi nella ripartenza di Capri?

“Le attività ludiche dovranno riprendere a funzionare, inclusi teatri, cinema e locali, mantenendo sempre ovviamente il distanziamento e rispettando i criteri fondamentali del contenimento del contagio, fin quando non si riesce a raggiungere l’immunità di gregge attraverso i vaccini. E’ necessario farlo per la ripresa economica di una località come Capri, un’isola che si fonda per il 90% sull’attività turistica, concentrata in determinati mesi dell’anno, all’incirca da Pasqua a settembre, massimo i primi di ottobre.

Ci sono d’altronde dei segnali positivi: le richieste da parte di clienti abituali dell’isola continuano, vogliono venire a Capri e si informano sulla situazione attuale dei contagi. In questo lo Stato ci è venuto incontro, offrendo la possibilità di far consorziare le attività economiche e aziendali per far vaccinare i propri dipendenti; un passo fondamentale per creare l’immunità di gregge e tutelare chi frequenta Capri per motivi lavorativi e, di conseguenza, anche i turisti”.

Attraverso una serie di inchieste, Guide of Capri sta cercando di indagare sulle potenzialità e sulle criticità di allungare la stagione turistica anche a mesi successivi a quelli estivi. Qual è il suo parere a riguardo? Ci sono delle problematiche riguardo un’eventuale attuazione?

“Questa è una problematica su cui da tempo si cerca di riflettere; da anni si propone di allungare la stagione turistica, ma è davvero difficile oltre un certo limite. Lo si potrebbe fare fino a fine ottobre, ma con molta difficoltà; in primis perché è cambiata l’offerta economica dell’isola, che è dedicata per lo più ad un target alto, costituito da turisti internazionali. In secondo luogo, essendo Capri una località di mare, quando la stagione estiva finisce lo fa anche il grosso della frequentazione dell’isola. Infine, non dobbiamo dimenticare che anche l’aspetto meteorologico va tenuto in considerazione: raggiungere Capri è difficile d’inverno, specialmente quando il cattivo tempo rende il mare non navigabile.

Una soluzione potrebbe essere creare un’attività invernale, con vari eventi fino a giungere al periodo di Natale e Capodanno, che pure ha avuto in questi ultimi anni una frequentazione notevole; in passato, ad esempio, sono state proposte iniziative come un campionato internazionale di scacchi o una manifestazione di auto d’epoca. E’ stato però difficile raggiungere l’obiettivo, per la scarsa partecipazione sia dei turisti che della popolazione locale. Da appassionato di musica, sono però convinto che, progettando una serie di eventi in maniera oculata, si possa riuscire ad allungare la stagione turistica arrivando anche fino a Capodanno”.


Intervista a cura di Stefano D’Alessandro
Photo Credits Movimento Capresi Uniti, Facebook

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