Simbolo dell’eleganza caprese nel mondo, Chantecler rappresenta da decenni un perfetto equilibrio tra tradizione, artigianalità e spirito contemporaneo. Nata nel cuore dell’isola nell’immediato dopoguerra, la Maison continua a raccontare attraverso le sue creazioni il mito senza tempo di Capri fatto di bellezza, cultura e Dolce Vita. Un legame autentico che si riflette anche nella volontà di rinnovare il suo sostegno a That’s Amore Capri, kermesse che celebra l’anima più autentica dell’isola attraverso cultura e intrattenimento.
In questa intervista, la Maison racconta il rapporto tra tradizione e innovazione, il valore dell’artigianalità italiana, il significato simbolico del gioiello e il legame indissolubile con il territorio.
La storia di Chantecler affonda le sue radici nella metà del ‘900 e da allora ha saputo evolversi rimanendo fedele alla sua vision e al concept originale. In che modo è cambiato nel tempo il vostro approccio al lavoro, tra tradizione e nuove tendenze?
Chantecler nasce ufficialmente nel 1947 con l’apertura della boutique storica di Capri, ma la sua storia comincia idealmente qualche anno prima, nel 1944, con la Campana della Pace donata agli americani in segno di gratitudine e amicizia. Da quell’episodio prende forma un immaginario che ancora oggi appartiene profondamente alla Maison: Capri, il mito, la Dolce Vita, il senso del dono e dell’auspicio.
Nel tempo il nostro approccio si è naturalmente evoluto. Alle origini Chantecler era un luogo di incontro, quasi un salotto caprese frequentato dal jet set internazionale, dove personalità come Jackie Kennedy Onassis, Audrey Hepburn, Ingrid Bergman e Mona Von Bismarck scoprivano creazioni uniche, spesso nate dalla sensibilità creativa di Salvatore Aprea.
Oggi il contesto è cambiato, ma il punto di partenza è rimasto lo stesso: essere fedeli alla nostra identità. L’evoluzione non significa rincorrere le tendenze, ma saperle leggere attraverso il nostro linguaggio. La tradizione per noi non è qualcosa di statico: è una radice viva, che continua a nutrire nuove forme, nuovi materiali, nuove interpretazioni.
Cosa distingue oggi la vostra identità rispetto ad altre realtà del settore?
Credo che la nostra identità sia profondamente legata a Capri. Chantecler non si ispira semplicemente all’isola: ne è espressione. LaCapriness è la nostra cifra stilistica, ma anche il nostro modo di intendere la bellezza, la convivialità, la libertà e la leggerezza.
In un settore spesso orientato all’uniformità, Chantecler mantiene una voce molto riconoscibile. Non cerchiamo di competere sul terreno di altri, perché Capri è un luogo unico e irripetibile, e lo stesso vale per la nostra storia. La nostra forza sta nel custodire una nicchia di estrema sofisticazione, fatta di gioielli che uniscono glamour, colore, artigianalità e un immaginario capace di parlare al mondo.
Quali sono le creazioni che hanno contribuito ad affermare l’iconicità del brand?
La storia di Chantecler è inseparabile dalla storia della Campanella. È il nostro simbolo più riconoscibile e il gioiello che più di ogni altro ha contribuito ad affermare l’identità della Maison.
La sua origine si lega alla Campana della Pace del 1944, e nel tempo la Campanella è diventata molto più di un gioiello: è un talismano, un auspicio, un frammento del mito caprese. Ha attraversato epoche, stili e materiali diversi, dal corallo al turchese, dal cristallo ai pavé di diamanti, dagli zaffiri ai rubini, dall’oro all’argento fino al titanio.
La sua forza sta proprio in questo: è cambiata molte volte, ma non ha mai perso la propria identità. È un esercizio di design e di glamour, ma anche un oggetto del desiderio capace di portare con sé un messaggio positivo e universale.
In quale punto si trova l’equilibrio fra artigianalità e innovazione nel vostro lavoro?
Per noi artigianalità e innovazione non sono due dimensioni opposte. Al contrario, si completano. Chantecler è fiera ambasciatrice del Made in Italy e il nostro polo produttivo si trova a Valenza Po, in Piemonte, uno dei luoghi più importanti della tradizione orafa italiana.
Qui l’esperienza degli artigiani dialoga con le tecnologie più avanzate. L’innovazione ci permette di sperimentare, perfezionare, rendere possibili soluzioni tecniche nuove; l’artigianalità, invece, dà anima al gioiello, ne definisce la cura, la sensibilità, la qualità del dettaglio.
Il punto di equilibrio è proprio lì: nella capacità di usare la tecnologia senza perdere il gesto umano, e di rispettare la tradizione senza rinunciare alla ricerca.
Quanto è importante per voi accompagnare il cliente nella scelta di un gioiello, soprattutto quando ha un valore simbolico importante?
È fondamentale. Un gioiello non è mai soltanto un oggetto prezioso, soprattutto quando nasce per accompagnare un momento importante della vita. Può essere un dono, una promessa, un ricordo, un augurio.
La Campanella stessa racchiude questo valore simbolico: nasce come segno di pace, gratitudine e amicizia, e nel tempo è diventata un talismano personale, un piccolo portafortuna capace di parlare a generazioni diverse.
Per questo il rapporto con il cliente è parte essenziale del nostro lavoro. Accompagnarlo nella scelta significa ascoltare, capire il significato che desidera affidare a quel gioiello e aiutarlo a trovare la creazione che meglio lo rappresenti. È un momento di fiducia, prima ancora che di vendita.
Qual è il vostro legame con Capri e come si riflette anche nelle vostre creazioni?
Capri è la nostra origine, la nostra casa e la nostra fonte inesauribile di ispirazione. In ogni creazione Chantecler c’è un pezzo dell’isola: la sua luce, il suo mare, i suoi colori, la sua natura, ma anche la sua storia mondana e culturale.
Capri per noi è uno scrigno di suggestioni. È stata meta di artisti, scrittori, poeti, viaggiatori e protagonisti della Dolce Vita, ma è anche un luogo fatto di accoglienza, energia e contrasti. Tutto questo si riflette nei nostri gioielli: nelle ispirazioni marine e floreali, nei colori delle gemme, nella gioia delle forme, nella capacità di trasformare il mito caprese in un linguaggio contemporaneo.
Chantecler contribuisce a diffondere il mito di Capri nel mondo, ma allo stesso tempo continua a nutrirsene ogni giorno.
Cosa vi spinse all’inizio a sostenere That’s Amore Capri e cosa vi motiva a continuare nel tempo?
La mia famiglia ed io siamo convinti che un’impresa non abbia soltanto un ruolo economico, ma anche una responsabilità sociale nei confronti della comunità. È uno degli insegnamenti più preziosi che abbiamo ricevuto da nostro padre Salvatore, che già molti anni fa si impegnava per Capri promuovendo iniziative capaci di aiutare e coinvolgere tutti.
Chantecler non è mai stata soltanto la storia di una famiglia, ma di molte famiglie. Le persone che collaborano con noi, spesso da tanti anni, condividono un legame che non è solo professionale, ma anche umano e valoriale.
That’s Amore Capri ci ha colpiti proprio per questo: perché parla di inclusione, di opportunità, di attenzione verso gli altri. Continuare a sostenerla significa restituire qualcosa a un’isola che ci ha dato moltissimo e contribuire a un progetto che sentiamo coerente con la nostra storia.
Che valore ha per voi associare il vostro brand ad un’iniziativa culturale e solidale di questo tipo?
Ha un valore molto profondo, perché ci permette di affermare concretamente ciò in cui crediamo. Capri, nei secoli, ha accolto artisti, poeti, scrittori, ma anche esuli e rifugiati, offrendo a tutti lo stesso calore. Questo spirito di accoglienza appartiene all’isola e appartiene anche alla nostra storia.
Associare Chantecler a un’iniziativa culturale e solidale come That’s Amore Capri significa sostenere una visione della bellezza che non resta chiusa in sé stessa, ma diventa occasione di incontro, partecipazione e responsabilità.
Per noi è importante che il brand continui a essere legato non solo all’immaginario glamour di Capri, ma anche alla sua dimensione più autentica: quella di una comunità capace di accogliere, condividere e creare valore per gli altri.











